La pelle, in chiave simbolica, svolge la funzione di confine e limite.
Consente, infatti, all’individuo, di riconoscersi come essere distinto e delimitato ed esprime la nostra personalità.

Inconsapevolmente, su di essa, scriviamo ogni giorno la nostra storia. La pelle è, quindi, il nostro “biglietto da visita”, la nostra identità.
Attraverso il rossore, il pallore, la sudorazione gli altri possono cogliere il nostro stato d’animo, i segreti, le paure. Le cicatrici, le impronte digitali, le rughe d’espressione e i segni del tempo testimoniano il vissuto delle nostre esperienze in quanto esseri unici.
Oltre che confine e limite, da un punto di vista fisiologico, la pelle costituisce anche una barriera contro gli agenti nocivi in quanto ci separa da ciò che sta all’esterno e allontana le sostanze tossiche prodotte dall’organismo.
La pelle è l’organo della comunicazione e della relazione.
Nel linguaggio popolare le espressioni “avere la pelle dura”, “averci fatto il callo” testimoniano che ormai si è abituati e ben difesi nei confronti di certe situazioni.
“E’ una questione di pelle”, “sentire a pelle” sono solo alcuni dei modi di dire più frequenti che raccontano quanto la pelle sia coinvolta, direttamente o indirettamente, nello stabilire un feeling con chi ci circonda.
Ed è proprio la nostra pelle a “parlare” con un arrossamento o un indurimento quando proviamo disagio di fronte ad una persona o ad una situazione intollerante.
Espressioni del tipo “mi fai venire l’orticaria” o “ho i nervi a fior di pelle” sono dichiarazioni di come l’irritazione nei confronti di una persona o di un ambiente, che non sopportiamo, possa disegnarsi sulla cute.
In conclusione la pelle ci delimita, ci protegge, ci difende.
Ci permette di conoscere il mondo, e di entrare in relazione con gli altri individui, mostrando le nostre emozioni e i nostri sentimenti.




























